MOSTRA

Dieter Roth.
Le pagine

A CURA DI ELENA VOLPATO


La Centrale, Nuvola Lavazza
via Ancona 11/a — Torino
2-4 NOV 2018

Ritratto fotografico di Dieter Roth
© Dieter Roth Estate | Courtesy Hauser & Wirth

 

FLAT celebra Dieter Roth, figura primaria nella storia del libro d’artista, dedicandogli, a vent’anni dalla morte, un’esposizione che presenterà più di cento suoi libri e l’intero corpus dei suoi diari manoscritti, a restituire l’importanza di un lavoro che continua a rappresentare una fonte inesauribile d’ispirazione per gli artisti contemporanei.
La mostra offrirà un percorso attraverso le diverse stagioni che videro Roth impegnato a ripensare il libro come forma d’espressione e come spazio di ricerca, partendo dai suoi primi lavori della seconda metà degli anni ’50, legati alla stagione internazionale dell’arte optical, per poi mostrare come reagì, e più spesso prevenne, con spirito di disincanto, alcuni dei tratti più tipici dell’arte pop e della lunga stagione concettuale, fino alla vasta produzione di Copybooks degli anni ottanta e
novanta.

 


La selezione di libri racconta l’intero arco cronologico della sua attività con uno sguardo attento a due temi fondamentali e in molti modi intrecciati tra loro: la copia e l’autobiografia.
La copia, intesa come spazio di inesausta variazione, è la regola compositiva di base del lavoro di Roth.
Da un testo originale, spesso manoscritto, solitamente formato per successive stratificazioni e aggiunte di grafie e disegni, Roth dà vita a una collana di testi successivi, ciascuno formalizzato e concluso in sé e, allo stesso tempo, origine e ragione di un possibile libro successivo, in una proliferazione di sempre nuove forme che mantengono in vita il nucleo originario di esperienza e di pensiero accrescendoli e trasformandoli. Quel principio capace di mantenere in moto il processo creativo è però intriso della consapevolezza dell’inevitabile dispersione e decadimento di ogni idealità e azione umana.
Roth e le sue catene di copie e modificazioni mostrano il volto speculare, insito nella nostra dimensione interiore, dei principi di entropia del cosmo: raccontano il percorso di agnizione di un io che ad ogni passo, ad ogni sviluppo, è costretto a osservare una sua progressiva e inesorabile disgregazione.
L’autobiografia è una modalità costantemente presente nel lavoro di Roth.
Mai viene meno la sua attenzione per la quotidianità e per tutti gli aspetti, anche i più apparentemente insignificanti, che compongono la vita di una persona, eppure, questo volgersi ininterrotto alla propria esperienza, non conduce alla creazione di un’identità, e ancor meno a una costruzione narcisistica, al contrario, pone l’artista e tutti noi davanti al riconoscimento di un punto cieco: il luogo dello strappo.
Quello strappo che Roth, con feroce lucidità, svela nel centro del nostro essere e del nostro sentire. Lo rende manifesto offrendo al suo stesso io, non un ritratto, non una rappresentazione, ma una molteplicità di copie e modificazioni di ogni sua espressione, così che il racconto autobiografico si perde, si moltiplica e si sfalsa come l’immagine di un corpo che attraversa una “casa degli specchi”. L’io di Roth perde la nozione di sé nel momento stesso in cui si mostra intento a fissare la propria immagine. Per questa ragione la copia e l’autobiografia sono aspetti inscindibili della sua opera.


In mostra i due temi emergeranno da continuo rapporto tra i diari manoscritti e le loro successive versioni editate e ripubblicate, tra la prima edizione dei libri e le loro quasi immediate versioni successive, comprese le raccolte antologiche approntate dallo stesso artista.
Un ruolo centrale nell’esposizione avrà il saggio di Roth Mundunculum, 1961 – acquisito dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT per il Fondo Giorgio Maffei depositato presso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino – dove l’artista per la prima volta formula filosoficamente e linguisticamente l’inesistenza del soggetto come entità unitaria e positiva e la coppia di saggi Wer war Mozart? – Who was Mozart? del 1971, e Wer ist der der nicht weiss wer Mozart war? – Who’s the one who doesen’t know who Mozart was?, dello stesso anno.


Due testi in cui l’identità altrui e l’identità dell’autore, affrontata in terza persona, come appartenesse a un altro, si esprime proprio nell’incapacità o impossibilità di rispondere alla domanda Wer ist? – Chi è?, se non con un vacuo pronome, il soggetto della frase Ich waiss es nicht- non lo so.
Dieter Roth. Le pagine, è un’esposizione in cui i libri pongono domande a cui altri libri rispondono con nuove domande a cui non ci è possibile rispondere tanto quanto non ci è possibile sottrarci.

L’esposizione è resa possibile grazie agli importanti prestiti concessi dalla Dieter Roth Foundation di Amburgo e dal Dieter Roth Estate, Hauser & Wirth.